RICICLO: DA TREND A NECESSITÀ

Con una produzione nazionale che nel 2018 ha superato i 30 milioni di tonnellate di rifiuti, il problema dello smaltimento in discarica sta raggiungendo dimensioni preoccupanti. Un’emergenza che si fa sempre più pressante non solo per il forte impatto economico derivante da questo genere di deflusso, ma soprattutto per i danni causati dall’immissione di sostanza nocive nell’ambiente con disastrose conseguenze sull’aria che respiriamo, sull’acqua che beviamo e sul terreno che calpestiamo.

Da qui la necessità di cercare di ridurre il più possibile la produzione di rifiuti destinati allo smaltimento trasformandoli in materiali che possono essere riutilizzati. Processo facilmente attuabile per contribuire a risolvere molti dei problemi derivanti da uno stile di vita consumistico e scarsamente rispettoso dell’ambiente, il riciclo permette di dare una nuova funzione agli oggetti esistenti attraverso il riuso di materiali riciclabili da considerarsi risorse e non più rifiuti.

 

Una ricerca che negli ultimi tempi sembra essersi trasformata da fenomeno di moda a vera e propria necessità. Se, infatti, fino a qualche anno fa l’interesse delle nuove generazioni nei confronti del fashion d’epoca e dei suoi moderni adattamenti in chiave retrò era guidato più che altro da una preferenza estetica e dal desiderio di possedere pezzi unici e irripetibili, ultimamente l’attitudine diffusa nei confronti del riciclo di oggetti, capi, accessori e materiali è diventata una scelta etica alimentata da nuove e più profonde consapevolezze. Un trend più che mai destinato a diventare uno dei capisaldi dell’ecologia, capace di dare vita a un cambiamento radicale dei nostri comportamenti e della nostra cultura.

Partendo dai piccoli gesti quotidiani è auspicabile, infatti, che il riciclo si trasformi gradualmente in un’azione collettiva, in grado di contrastare il modello classico “estrarre produrre utilizzare gettare” a favore di uno stile di vita più lungimirante e rispettoso dell’ambiente.

L’economia circolare come processo virtuoso

Modello di produzione e consumo che prevede condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti, l’economia circolare estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono se possibile reintrodotti nel ciclo economico, così da poterli continuamente riutilizzare generando ulteriore valore. Un processo che favorisce una serie di vantaggi che possiamo così riassumere:

  • Risparmio delle risorse naturali e delle materie prime – Riciclando carta, vetro e plastica non occorre utilizzare un gran numero di materie prime per fabbricare prodotti nuovi: si risparmierà così una gran quantità di risorse naturali, proteggendo conseguentemente boschi e foreste, habitat fondamentali per ripulire il nostro ambiente.
  • Risparmio energetico – Riciclare ci permette di risparmiare energia in due modi: se riutilizzare i materiali ci impedisce di consumare energia per le attività di estrazione, trasporto e lavorazione, convertire i prodotti nuovi in materiali riciclati sarà più facile e meno dispendioso: produrre carta e vetro con materiali riciclati consuma il 25% in meno di energie che con materie prime.

 

 

  • Riduzione dell’inquinamento – Se realizzando prodotti di qualunque tipo s’inquinano aria, fiumi, laghi e mari a causa delle ciminiere delle fabbriche e dei prodotti chimici impiegati nella lavorazione della carta o della plastica, utilizzare materiali riciclati contribuisce a ridurre le emissioni di gas serra nell’aria e a proteggere le falde acquifere preservando l’habitat di molte specie.
  • Creazione dei posti di lavoro – L’infrastruttura necessaria per creare gli impianti di riciclaggio finirebbe per generare posti di lavoro in numero maggiore rispetto a quelli attualmente disponibili con il metodo di incenerimento dei rifiuti. Un riutilizzo coadiuvato da reti commerciali alternative che darebbero spazio anche a nuove attività imprenditoriali.

Oltre all’energia solare, altre fonti alternative sono l’energia eolica, ossia l’energia meccanica generata dalla potenza del vento, l’energia geotermica ricavabile dal sottosuolo terrestre grazie al calore proveniente dalle sue profondità, e l’energia idroelettrica, generata dalla forza dell’acqua con le sue onde e le sue maree.

 

 

Il riciclo creativo nella moda: perché scegliere il Re-Pet

Nato come fenomeno di nicchia, l’Upcycling, o riciclo creativo, è da considerarsi una strategia economica e innovativa propria del fashion system. Una piccola rivoluzione che vede coinvolte anche le grandi firme, molte delle quali, complice la pandemia e il carico di invenduto, scelgono di realizzare nuovi capi e accessori partendo dall’esistente, che si tratti di un abito finito, di stock di magazzino, di pezzi vintage, ma anche di tessuti e materie prime inutilizzate.

Ed è proprio nell’intenzione di incanalare il proprio percorso creativo su una scia sempre più sostenibile e rispettosa dell’ambiente e delle persone che s’inseriscono i capi realizzati in Re-Pet (o Pet riciclato), termine con cui si fa riferimento a un nuovo polimero ottenuto attraverso processi di recupero del comune Pet (polietilene tereftalato), ossia una resina appartenente alla famiglia dei poliesteri comunemente utilizzato per la produzione di bottiglie e bottigliette per bevande e alimenti.

 

 

Impiegato per la produzione di gadget e oggettistica varia grazie alla sua versatilità e alla facilità di lavorazione, il Re-Pet è altresì impiegato nella realizzazione di sacchetti ecosostenibili, borse, zaini, sacchetti biologici, ombrelli e capi di abbigliamento. Una preferenza, quella nei confronti di shopper in repet e sacchetti in repet per proteggere e conservare gioielleria, articoli di pelletteria, regalistica e accessori di vario tipo, che si traduce in un’apprezzabile attività di riduzione dei rifiuti plastici e delle emissioni di CO2 senza per questo penalizzare estetica, qualità e funzionalità.