L’EVOLUZIONE ECOLOGICA NEL MONDO DELLA MODA

Quanto sta cambiando l’approccio dei consumatori e delle case produttrici rispetto all’ecosostenibilità: numeri a confronto

Derivato dalla necessità dell’essere umano di considerare ogni risorsa a sua disposizione come unica e preziosa, il concetto di sostenibilità ambientale tiene conto non solo dell’aspetto ecologico strettamente inteso ma anche dell’equità sociale, vale a dire del rispetto dei lavoratori e dei consumatori, senza per questo poter prescindere dall’aspetto economico, visto che la sua applicazione dovrà fare i conti anche con le regole di mercato.

Una sensibilità che negli ultimi anni è sempre più diffusa e radicata anche del mondo della moda, tanto che la moda sostenibile, più che una tendenza passeggera e circoscritta, può ormai considerarsi un’attenzione duratura destinata a grandi numeri.

 

Numeri in ascesa: la domanda dei consumatori collegata alla moda green

Innegabile che l’evoluzione in direzione dell’ecosostenibilità sia sollecitata in gran parte dalle richieste dei consumatori nei confronti di una moda ecologica e molte aziende compiano le loro scelte e decidano i loro investimenti economici proprio in base ai sondaggi e alle statistiche sulle loro preferenze di acquisto.

A questo proposito, mettendo a confronto i dati del 2019 e del 2020 riguardanti le ricerche degli utenti, la Google Search Console ci mostra che nei primi 6 mesi di quest’anno c’è stato un incremento di ricerche collegate alla moda green pari al +57% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con circa 529 mila ricerche contro le 336 mila del 2019. Un trend che si presenta dunque in forte ascesa e che individua fra i termini più cercati “moda sostenibile”, “moda etica”, “moda ecologica”, “moda circolare”.

Oltre che sull’abbigliamento ecosostenibile, l’attenzione degli utenti si concentra anche su scarpe, borse e accessori ecologici, come possono essere le shopper ecologiche, i sacchetti ecologici e sacchetti in repet. Tra i termini di ricerca calcolati emergono poi i tessuti ecologici, quali lyocell, moda, tencel e cotone biologico.

 

 

 

L’impegno dell’industria della moda: sostenibilità e trasparenza

Muovendo dai dati riportati, va da sé che per l’industria della moda, la sostenibilità stia diventando sempre più indispensabile per la sopravvivenza del proprio business. Intuizione avvalorata dai numeri forniti da una recentissima ricerca effettuata da Economist Intelligence Unit (EIU) per lo U.S. Cotton Trust Protocol e basata su interviste fatte a grandi marchi, condotta proprio in un momento in cui, a causa della pandemia, ci si trova a dover decidere se continuare a investire nella sostenibilità o ritornare sui propri passi.

Dal report, intitolato ‘La sostenibilità è di moda?’ emerge innanzitutto che per il 60% dei big della moda intervistati la svolta sostenibile rappresenta uno dei due principali obiettivi strategici per la propria attività (secondo solo al miglioramento della soddisfazione del cliente). Un dato che si presenta in netto contrasto con il tradizionale obiettivo di “premiare gli azionisti” un tempo ritenuto fondamentale e oggi votato solo dal 15% degli intervistati. I top manager della moda affermano inoltre di star introducendo misure di sostenibilità a tutta la filiera produttiva, facendo rientrare fra le misure previste l’approvvigionamento delle materie prime prodotte in modo sostenibile (65%), l’adozione di un approccio basato sull’economia circolare e sulla riduzione dei gas serra (in misura del 51% ciascuno) e l’investimento in nuove tecnologie come la stampa 3D e la blockchain (41%).

 

 

Per assicurare ai consumatori una moda più responsabile e dimostrare il loro impegno etico, molte aziende oggi s’impegnano inoltre ad agire in modo trasparente, fornendo tutte le informazioni riguardanti il prodotto finito, come pure eseguendo ispezioni atte a verificare le condizioni di lavoro nei loro centri produttivi. Per ben il 53% dei top manager del settore, la raccolta dati dell’azienda e la supply chain per misurare le prestazioni sono messe infatti in cima alla lista delle priorità aziendali.

A garantire la natura e la provenienza dei materiali impiegati, la tracciabilità del prodotto (vale a dire tutta la strada che quel prodotto ha fatto prima di arrivare nelle mani del consumatore), l’impatto ambientale, il rispetto dei diritti dei lavoratori coinvolti nelle filiere del tessile, sono state introdotte etichette e certificazioni ambientali rilasciate da enti locali o internazionali, come la norma tecnica GOTS (Global Organic Textile Standard) e le certificazioni FSC (Forest Stewardship Council) e BCI (Better Cotton Initiative).